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Associazione Scientifico Culturale
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Astronomia

Scritto da Andrea Vanoni
(C) Andrea Vanoni - Cratere Copernico

Spesso durante le serate divulgative che la nostra associazione propone, osservando la Luna, ci viene chiesto quanto siano profondi e grandi i crateri lunari.

La visione della superficie selenica attraverso il telescopio, sebbene suggestiva ed emozionante, non ci permette infatti di stimare neanche approssimativamente la grandezza di ciò che osserviamo, perché non abbiamo riferimenti conosciuti da utilizzare a tale scopo nelle vicinanze. (foto a lato: (C) Andrea Vanoni - Cratere Copernico)

 

Questa difficolta' di valutazione avviene anche nel caso dei pianeti e degli oggetti del profondo cielo e provoca frequenti esclamazioni quali: “lo pensavo più grande”.

In realtà, la gran parte dei crateri lunari ha dimensioni profondamente variabili, passando da poche centinaia di metri sino ad arrivare a 300-400 km. Il cratere Copernico, ad esempio, copre la distanza tra Verona e Padova.

(C) Andrea Vanoni - Cratere Copernico
(C) Andrea Vanoni - Cratere Copernico

Nel corso degli anni, grazie alle moderne tecnologie, alle osservazioni mediante i grandi telescopi sparsi in tutto il mondo e alle sonde orbitanti attorno al nostro satellite (ad esempio la sonda LRO), si è potuto misurare con estrema precisione la grandezza di questi impatti, l'altezza delle catene montuose e tanto altro ancora.

Anche nell'ambito dell'astrofilia amatoriale, grazie ai progressi legati alle telecamere di ripresa, si è potuta raggiungere un'ottima qualità di immagine anche con piccoli strumenti, catturando panorami fino a poco tempo fa ripresi solamente dai grandi osservatori.

E' opinione comune tra gli astrofili che ogni immagine prodotta, dalla più riuscita alla più difficoltosa, contenga dati empirici che possono tramutarsi in elementi didattici e divulgativi.

Nel caso delle riprese di alcuni panorami lunari, che ho effettuato con il mio telescopio in data 27 novembre 2015, ho voluto utilizzare queste immagini a scopo didattico seguendo una procedura atta a mostrare grandezze e profondità di crateri e morfologia lunare per rispondere alle domande sopra citate.

Ho quindi seguito una procedura che ha richiesto l'utilizzo di alcune immagini ricavate dai dati della sonda Americana LRO in orbita attorno alla Luna, rappresentanti le altezze e le depressioni del suolo lunare attraverso una colorazione progressiva proporzionale alle diverse altitudini.

(C) Andrea Vanoni - Da Langrenius a Petavius
(C) Andrea Vanoni - Da Langrenius a Petavius

Ho successivamente sovrapposto all'immagine della zona, l'immagine da me ripresa ed ho utilizzato la funzione "colore" in modo da trasferire all'immagine sottostante solamente l'informazione relativa alla colorazione mantenendo i dettagli della ripresa ricavata dal mio telescopio. Successivamente ho aggiunto una legenda per tradurre le informazioni "colore" in metri.

E' un procedimento molto semplice che ci permette di dare una risposta intuitiva ad alcuni di questi interrogativi e ci stimola diverse riflessioni: ad esempio, pensare che uno di questi crateri abbia una profondità pari a circa i 2/3 dell'altezza del monte Everest, non solo rende la visione della luna maggiormente suggestiva, ma ci fa anche capire come in passato siano stati veramente violenti questi impatti asteroidali sulla superficie selenica.

(C) Andrea Vanoni - Mare Crisium
(C) Andrea Vanoni - (C) Andrea Vanoni - Mare Crisium

Ci tengo a ricordare che l'atmosfera sulla Luna è praticamente assente e che quindi gli impatti che avvenivano durante i primi periodi dopo la formazione della Luna erano decisamente devastanti; se a questo aggiungiamo il fatto che la gravità sulla Luna è decisamente bassa, possiamo capire come mai numerosi crateri abbiano nelle loro vicinanze dei detriti che prima di posarsi al suolo hanno “volato” per centinaia di chilometri.

(C) Andrea Vanoni - Cratere con raggiera detriti
(C) Andrea Vanoni - Cratere con raggiera detriti

Esempi di queste tipologie di impatti, sono ad esempio il cratere Kepler e il cratere Thyco, possedenti una raggiera che si espande per circa 500-600 km il primo e 1500-1600 km il secondo, come possiamo vedere dalle immagini. Altri esempi di questi impatti devastanti sono il cratere Copernico e il cratere Aristarcus (vedi foto).

Riusciamo a rapportare la grandezza di questi crateri a panorami conosciuti che rintracciabili sulla Terra? La risposta è sì, e in questo caso possiamo utilizzare proprio alcune mappe terrestri per confrontare le grandezze.

Nel caso di Copernico, da bordo a bordo copriamo la distanza che separa Verona da Padova. Nel caso degli appennini lunari, copriamo invece gran parte dell'Italia.

(C) Andrea Vanoni - Appennini Lunari
(C) Andrea Vanoni - Appennini Lunari

Concludendo, auspico che questo studio e queste immagini, possano essere utili a una maggiore comprensione della morfologia lunare, e possano aiutare l'osservatore e il fotografo profano, ma anche quello esperto, a guardare alla nostra Luna con occhi diversi volti a una riflessione legata sia al passato sia al futuro del nostro satellite, con l'invito a utilizzare maggiormente le proprie immagini a scopo divulgativo e didattico.