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Associazione Scientifico Culturale
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Filosofia

Scritto da Enrico Bonfante
La Scuola di Atene - Raffaello Sanzio - Musei Vaticani

In questa sezione andiamo a presentare una carrellata sulla storia della filosofia che prende in esame i principali filosofi e i relativi movimenti. Il materiale esposto è costituito dagli appunti liberamente presi durante le lezioni tenute presso il Liceso Scientifico "Alle Stimate" di Verona dal Prof. Marco Fasol.


Il termine filosofia deriva dal greco filos (amore) e sofia (sapienza), quindi è l'amore della sapienza. E' stato coniato nell'Antica Grecia dalla scuola pitagorica. In realtà la filosofia è una componente intrinseca dell'uomo: Aristotele dirà che non si può essere uomo senza filosofare.

Per capire meglio allora il significato di filosofia, dobbiamo comprendere cosa sia la sapienza. Sapienza non è saggezza e nemmeno pura erudizione. Per sapienza non intendiamo un tipo di conoscenza sulla totalità, sui principi primi, sul fondamento ultimo della vita e dell'universo. E in quanto tale la filosofia è un elemento non solo dell'adulto ma anche del bambino.

 

L'amore dell'intelligenza è anche la semplice domanda: “perché c'è la vita?”. Mostriamo intelligenza quando iniziamo a chiederci il perché delle cose. Sempre Aristotele disse: “Iniziamo ad essere filosofi quando accogliamo l'universo come un miracolo”. Ne scaturisce che la differenza sostanziale tra una persona ottusa e una intelligente sta nel fatto che l'ottuso prende la vita come una cosa ovvia e scontata; la persona intelligente invece prendere la vita con meraviglia e stupore. Una domanda puramente filosofica è il porsi il motivo per cui noi anni fa non eravamo ancora nati ed oggi siamo qui. Antoine de Saint Exupery, nel suo libro “Il Piccolo Principe”, mostra come un bambino sa porsi il perché delle cose e sa meravigliarsi della vita.

Dimostriamo perciò intelligenza quando ci poniamo delle domande, mentre siamo sapienti quando sappiamo darci risposte razionali. Per fare filosofia dobbiamo cercare risposte logiche e non mitologiche, come facevano in antichità dando la colpa delle tempeste a Nettuno. Ne segue che la sapienza vitale sta nel dare motivazioni logiche a quanto accade. Si dice che ognuno abbia un modo di vedere la vita filosoficamente, cioè ha un filo conduttore per la propria vita attraverso il quale può dare risposte logiche ai suoi perché. Se pensiamo ad esempio alla domanda “perché nasce un bambino?”, la scienza probabilmente per rispondere ad essa parlerebbe dei vari stadi della fecondazione. La filosofia, invece, si concentrerebbe maggiormente sull'amore tra due persone, sul cosa le ha legate.

Quindi la sapienza va al tutto, alle cause, alla vita, ma in modo razionale. Naturalmente si deve sempre tenere conto che insito nell'uomo c'è anche una componente emotiva. Sarebbe tragico se accanto alla ragione non ci fosse anche una dimensione affettiva! E a tal riguardo Pascal disse il suo famoso aforisma “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire”.

E il dualismo razionalità-affettività lo troviamo nel libro di Dostoevskij, “Delitto e castigo”, dove si assiste alla rivincita della filosofia sull'emozione. In questo libro infatti il personaggio dopo aver compiuto un omicidio causato dall'emozione, si dà una linea di vita filosofica che lo fa pentire di aver soppresso una persona. Alla fine, grazie all'aiuto della persona che amava, la quale nonostante le fosse stato detto dell'azione del fidanzato riesce lo stesso ad abbracciarlo tracciando così una linea esistenziale, riesce a redimersi andando alla polizia e confessando quanto fatto.

Torniamo alla definizione iniziale di filosofia, ovvero amore della sapienza. Perché parliamo di amore? “Amore” della sapienza perché è un gesto di unità, l'uomo non è sapienza totale, può aspirare ad essere sapiente, ricercando la verità, ma non potrà mai arrivare a conoscere se stesso e gli altri al 100%. Quindi filosofo è colui che è consapevole di non sapere, ma che è mosso dalla spinta di sapere: “Io non so, però voglio sapere”. Questa è la grande differenza ad esempio rispetto ad un cosiddetto dogmatico, che invece è convinto di avere la conoscenza tra le mani, di sapere tutto. Possiamo quindi anche vedere questo amore per la sapienza, come una ricerca per la sapienza, dato che abbiamo visto che il termine amore comporta sostanzialmente una ricerca.

Se tiriamo un po' le somme di quanto detto fino ad ora, possiamo anche dire che il termine filosofia va a indicare una ricerca disinteressata della verità.

Disinteressata perché si tratta di un qualcosa di oggettivo, di spassionato: la verità va ricercata non per un fine ma per puro piacere. Questo aspetto è legato alla mentalità tipica dell'Antica Grecia, che spesso definiamo anche mentalità teoretica. In quanto tale potremmo dire che la filosofia è fine a se stessa.

Ad esempio, gli Egiziani conoscevano la geometria. Questa non serviva loro per puro fine teoretico ma aveva un fine pratico: permetteva di ristabilire le misure quando il Nilo straripava. Quindi per gli Egiziani la geometria era pratica, anche se in realtà è teoria, dato che si tratta di un ramo della matematica, dove tutto è teoria. L'aspetto pratico della matematica è infatti sempre un qualcosa di approssimato. Per gli Assiro-Babilonesi vale lo stesso discorso per un'altra scienza, l'astronomia. Anche questa è di per se teoria, ma loro l'hanno finalizzata alla pratica, con lo zodiaco che poi hanno utilizzato per stilare gli oroscopi. A differenza di questi (Egiziani e Assiro-Babilonesi) per i quali spesso il sapere era potere, i Greci avevano il senso del sapere per il sapere.

Erudizione è sapere fine a se stesso ma su cose insignificanti.

Una persona che ricerca la verità in modo disinteressato, ha più probabilità di arrivare alla verità. La ricerca della verità portata avanti da una persona che, al contrario, ha degli interessi da difendere, sarà interessata, avrà un fine, e di conseguenza non sempre sarà una ricerca oggettiva, ma soggettiva, onde per cui sarà più difficile che porti ad una verità assoluta.