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Scienze sociali

Scritto da Silvia Aprili

E' un meccanismo di difesa fondamentale tra quelli studiati in psicoanalisi; fu anche uno dei primi processi ad affascinare Freud e ha goduto una lunga serie di indagini psicoanalitiche, empiriche e cliniche. L'essenza della rimozione è dimenticare o ignorare motivato.
Freud lo descriveva in questo modo: 'la sua essenza consiste semplicemente nell'espellere e nel tener lontano qualcosa dalla coscienza', consegnando questo elemento disturbante direttamente all'inconscio.
Questo processo riguarda l'esperienza nella sua globalità, cioè le emozioni, le fantasie e i desideri associati.

Ovviamente non dobbiamo considerare che tutto ciò che si fa fatica a ricordare o le difficoltà a prestare attenzione siano frutto della rimozione; soltanto quando ci siano elementi per
affermare che un'idea, un'emozione, una percezione siano diventati inaccessibili alla coscienza a causa del loro potere disturbante, ci sono le basi per supporre che sia in atto un meccanismo di difesa.

 

I primi studi sulla rimozione si basarono su osservazioni di eventi forti, traumatici. Ad esempio, un' attività massiccia e globale della rimozione si pensava operasse a fronte di un'esperienza di violenza o tortura che la vittima poi non riusciva a ricordare. Casi come quelli di 'reazione post-traumatiche da stress' riconducibili ad esperienze sui campi da combattimento rappresentavano un esempio calzante. L'individuo che sperimentava questo tipo di condizione era incapace di  richiamare volontariamente il ricordo di alcuni eventi terribili e potenzialmente letali, ma poteva essere disturbata da improvvisi flashback, un fenomeno che Freud nominava 'il ritorno del rimosso'.

Freud aveva però evidenziato un aspetto critico del fenomeno della rimozione, ovvero il fatto che se si ricorre eccessivamente al suo utilizzo, unitamente ad altri meccanismi di difesa che
coesistono con esso, una persona può manifestare un comportamento tipico della personalità isterica. Questo perchè, e ciò fu dimostrato anche dalle prime osservazioni cliniche di Freud, la rimozione provoca angoscia.
Successivamente però, grazie a ulteriori osservazioni sui propri pazienti, Freud si convinse che l'angoscia non era la conseguenza ma la causa della rimozione. Cioè alla base del bisogno di dimenticare ci sono paure irrazionali preesistenti.

Ad oggi è universalmente accettato da parte della comunità psicoanalitica il fatto che la rimozione sia una difesa elementare dell'Io, con la funzione di sopprimere automaticamente le innumerevoli angosce inerenti alla nostra vita quotidiana.

Tuttavia, il postulato originario di Freud della rimozione come causa dell'angoscia non è privo di verità, in quanto, una rimozione eccessiva può alla fine provocare altrettanti problemi di quanti ne risolve. Il caso del 'paradosso nevrotico' secondo cui i tentativi di reprimere un'angoscia ne generano altre, è il nucleo di quella che, soprattutto in passato, venivano definite nevrosi.

Quindi, sebbene sia un processo maturo e adattivo, come tutte le cose, è consigliabile non abusarne...

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