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Scienze sociali

Scritto da Silvia Aprili

La proiezione e l'introiezione sono due processi difensivi che rappresentano le due facce opposte della stessa medaglia psicologica e hanno la caratteristica di essere molto primitivi. Infatti esprimono la mancanza di un confine psicologico tra il Sè e il mondo esterno.

Il neonato, prima di acquisire nell'infanzia normale, la capacità di distinguere ciò che proviene dall'interno e ciò che appartiene al mondo esterno, avverte le esperienze in maniera indifferenziata e si suppone che percepisca l'Io come equivalente del mondo. Infatti se sperimenta il dolore provocato da una colica interna non è in grado di distinguere se la localizzazione del dolore provenga dall'interno oppure dal fatto che ad esempio il pannolino eserciti una pressione in quanto troppo stretto.
Da questo periodo quindi, molto antico nelle tappe di sviluppo del piccolo d'uomo, derivano i processi che nella loro funzione di difesa sono stati nominati proiezione e introiezione. Nel caso in cui questi due processi lavorino insieme vengono considerati un'unica difesa, l'identificazione proiettiva.

  • La proiezione è un processo in cui un individuo crede che qualcosa che proviene dall'interno in realtà derivi dall'esterno. Nella sua espressione più matura fornisce le basi per costruire un legame empatico con l'altro, infatti, non potendo penetrare la mente di un'altra persone, può risultare un buon allenamento proiettare verso l'esterno le proprie esperienze per agevolare il processo di comprensione del mondo soggettivo di qualcun altro. Cosa che si verifica ad esempio quando due persone sono innamorate, l'empatia reciproca che sperimentano, li portano ad anticipare o percepire i pensieri dell'altro senza che essi vengano verbalizzati.

    Nella sua versione negativa spesso la proiezione provoca fraintendimenti e incomprensioni, e a volte danni interpersonali. Infatti, se ciò che viene percepito contiene parti ripudiate o negative del Sè, la persona con la quale interagiamo potrebbe sentirsi risentita. Spesso infatti accade che gli atteggiamenti che comunemente non vengono riconosciuti in sè, normalmente di matrice negativa, siano attribuiti agli altri.

    Quando una persona usa la proiezione come modalità principale per comprendere il mondo e affrontare la vita, possiamo dire che ha un carattere tendenzialmente paranoide.
  • L'introiezione invece è una modalità attraverso cui si considera interno qualcosa che invece proviene dall'esterno.

    introiezione
    Nella sua espressione più benigna corrisponde all'identificarsi con qualcun altro (ad esempio persone note) o attribuirsi caratteristiche di persone stimate.
    I bambini piccoli tendenzialmente introiettano molto delle persone significative con le quali interagiscono (atteggiamenti, affetti, comportamenti). Ingoiano le figure parentali, o meglio gli atteggiamenti di tali persone, in maniera indifferenziata; poi decidono soggettivamente se assomigliare maggiormente a mamma o papà.

 

Quando questi 2 processi di difesa assumono connotati problematici, possono risultare molto distruttivi. Ad esempio, la ben nota "identificazione con l'aggressore" è una forma di difesa nella quale un individuo che ha subito un trauma provocato da esposizione alla paura o maltrattamento, per padroneggiare l'ansia, lo spavento e la sofferenza che è stata innescata tenderanno ad assumere le qualità del proprio aggressore: "non sono la vittima indifesa ma il potente aggressore!".

Questo tipo di condizione psicologica è particolarmente evidente nella disposizioni caratteriologiche come il sadismo, l'esplosività e ciò che viene definita inappropriatamente impulsività (meglio, "acting out").
L' introiezione e la proiezione possono essere inoltre in relazione (causa) di condizioni psicopatologiche gravi come ad esempio la depressione. Infatti quando ci si trova nella condizione di amare profondamente una persona o esserle particolarmente vicina (ad es. persone della propria famiglia), la sua assenza improvvisa (ad es. un lutto o una separazione) può determinare una sensazione di impoverimento del proprio ambiente, ed anche noi ci sentiamo in qualche modo sminuiti, perchè percepiamo una parte del nostro Sè morta. Una vacuità ed un senso di vuoto si impadronisce del nostro mondo interiore.

Freud descrisse il processo del lutto come un lento venire a patti con tale condizione di perdita, in cui "l'ombra dell'oggetto cadde così sull'Io". Se con il passare del tempo l'individuo non riesce a separarsi interiormente dalla persona amata di cui aveva introiettato l'immagine e non riesce a fare investimenti emotivi su altre persone, continuerà a sentirsi svuotato e privo di valore.

Coloro che riccorrono sempre all'introiezione per ridurre l'angoscia e assicurare la continuità del Sè, mantenendo legami con oggetti facenti parte epoche precedenti della propria vita, sono considerate caratteriologicamente depressi.

La proiezione e l'introiezione possono assumere forme da primitive a più o meno evolute e all'estremità primitiva i due processi si fondono a causa dell'analoga fusione tra interno ed esterno. Tale fusione, come detto precedentemente, si chiama identificazione proiettiva.
Facciamo un esempio per capire i diversi gradi del processo di difesa della proiezione nel dialogo tra due persone:

Paziente A:  "(scusandosi)...so di non avere alcuna ragione di credere che lei sia critico verso di me, ma non posso evitare di pensare che lo sia"
In questo caso il paziente dimostra di possedere un Io osservante, che percepische che la sua fantasia può non coincidere con la realtà: la proiezione è egoaliena

Paziente B: "(in tono accusatorio)...voi strizzacervelli adorate starvene lì ad ascoltare e giudicare le persone, ma a me non interessa il vostro giudizio!"
In questo caso il paziente proietta la sua convinzione nello stato mentale del terapeuta: la proiezione è egosintonica

Ovviamente il paziente B non favorirà l'alleanza terapeutica e renderà più difficile il processo di aiuto psicologico perchè il terapeuta dovrà sforzarsi ad imporsi uno sbarramento emotivo.


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